Beppe Convertini: «Con bambini delle baraccopoli del Myanmar mi sono sentito “vivo” come poche volte nella mia vita»

Categoria: articoli Creato: Giovedì, 23 Luglio 2020 Pubblicato: Giovedì, 23 Luglio 2020 Email

Beppe Convertini e la solidarietà: quale scintilla è scattata?

L’Italia dà il meglio di sé nei momenti più difficili ed io sono fortunato ad essere nato in Italia che è un Paese ospitale, generoso, attento a chi è in difficoltà. Ogni giorno ho visto scene di solidarietà nella mia famiglia, nelle mie amicizie e nel mio piccolo mondo che mi hanno fatto capire il vero senso della vita.

C’è stato un episodio particolare della sua vita che ha fatto nascere questa voglia di impegnarsi per gli altri?

Sono figlio di una casalinga, Grazia, che sento tutti i giorni al telefono e appena posso la raggiungo nella mia Martina Franca, e di un camionista, Donato, a cui ero legatissimo, che ho perso appena diciassettenne per un tumore ai polmoni, con metastasi sparse in particolare una sul viso sempre sanguinante e che gli ha impedito di mangiare e quindi bere, assistito nella lunga degenza da medici volontari, dei veri e propri Angeli, perché gratuitamente hanno assistito papà facendo anche centinaia di chilometri ogni giorno. La loro generosità e amore per il prossimo mi hanno spinto a dedicarmi al prossimo giorno per giorno sino a fare le missioni umanitarie per Terre des Hommes in Siria e Birmania..

Quando ha iniziato a interessarsi di chi ha bisogno?

Sin dalla morte di mio padre avvenuta 30 anni fa. È un vero e proprio dovere morale per ognuno di noi occuparsi di chi ha bisogno, di chi è più fragile, delle fasce più deboli dei bambini e degli anziani.

E l’incontro con Terre des Hommes quando c’è stato?

Nel 2013 ho conosciuto Terre des Hommes ed ho iniziato la mia prima missione umanitaria, che ha segnato molto il mio percorso. Ho fatto la mia prima mostra per documentare i difficili territori in guerra e dare voce a tanti bambini rimasti all' ombra e in silenzio. Ho voluto dare loro luce e voce con la prima mostra "Un girotondo di pace sulla via di Damasco" e successivamente con “La loro vita non è un gioco” e oggi con il libro fotografico “I Bambini di Nessuno”.

Ci parli di quest’ultimo lavoro.

Il libro è il racconto fotografico delle mie ultime missioni umanitarie per Terre des Hommes nei campi profughi Siriani ad Aarsal al confine Siriano Libanese e a Zarqa al confine Siriano- Giordano e nelle baraccopoli del Myanmar. Nel dramma sono stato rapito dalla gioia e dalla tenerezza dei più piccoli che mi hanno regalato con i loro sorrisi dei momenti indimenticabili. Nulla più mi spaventava a quel punto, né le bombe e né i kamikaze in Siria né le bande criminali in Myanmar perché mi sono sentito “vivo” come poche volte nella vita… Porterò nel mio cuore i loro sguardi e i loro sorrisi ed ogni giorno che passerà avrò sempre un pensiero per i miei piccoli cuccioli Siriani e Birmani...

Perché ha deciso di realizzare “I Bambini di Nessuno”?

Volevo partecipare nel dare un seppur piccolo contributo, derivante dalla vendita del libro, ai bambini Siriani e Birmani perché il ricavato sarà devoluto alla fondazione Terre des Hommes.

Facciamo un bilancio delle sue esperienze in Siria e in Myanmar. Dopo queste missioni che cosa si è portato dentro?

In Birmania le condizioni di vita nelle baraccopoli costruite intorno alle discariche erano disumane. I bambini cercavano il cibo nei rifiuti per poter sopravvivere in condizioni igienico sanitarie assurde. È stato molto emozionante essere a contatto con i piccoli birmani delle popolazioni meno abbienti perché ho potuto dedicare molto tempo giocando con loro e portando loro cibo, indumenti, libri, quaderni e cercando di dare loro la possibilità di andare a scuola vivendo una quotidianità quasi al pari degli altri bambini più fortunati. In Myanmar si consuma il dramma umanitario dei Rowinga che cacciati vivono una vita senza futuro da profughi al confine con il Bangladesh in un momento in cui al potere vi è il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi che non ha nemmeno speso una parola a favore di questi essere umani perseguitati solo perché predicano un altro Dio..

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Sempre le foto per raccontare le sue esperienze: come mai?

Per sensibilizzare l’opinione pubblica con foto e video sul dramma della guerra civile Siriana che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime e provocato la distruzione di un paese e milioni di profughi scappati da una tragedia senza fine.

Come reagisce il suo pubblico, che la conosce soprattutto per la sua attività artistica, davanti a questo suo impegno?

Gli Italiani sono molto attenti a tutti coloro che hanno bisogno e mostrano una straordinaria solidarietà nei momenti difficili come in questa emergenza coronavirus!

E i suoi colleghi?

È un dovere morale per chi fa il nostro mestiere mettere a disposizione la popolarità per aiutare il prossimo e spendersi nelle cause a favore di chi soffre.

È riuscito a coinvolgerne qualcuno?

Molti hanno visitato le mie mostre come Adriana Volpe, Guillermo Mariotto, Manila Nazzaro, Renato Balestra, Lisa Marzoli, Simona Borioni, Stefania Orlando e tanti altri.

La pandemia di Covid 19 ha cambiato la vita di miliardi di persone, impaurite e in alcuni casi terrorizzate dal virus. Lei che ha conosciuto situazioni di estrema precarietà, nelle quali il valore della vita è davvero legato a un filo, come ha reagito?

Sono rimasto a casa come tutti gli Italiani rispettando le regole e le indicazioni di medici e scienziati per tutelare la mia salute e quella dei miei cari e per non rendere vano il lavoro straordinario di medici, infermieri, operatori sanitari che rischiano tutti i giorni la vita per salvare le nostre.

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