Enza Petrilli, atleta paralimpica di tiro con l’arco e vicepresidente della AIDA onlus. Ho scoperto la solidarietà "GRAZIE" al mio incidente

Categoria: articoli Creato: Lunedì, 27 Luglio 2020 Pubblicato: Lunedì, 27 Luglio 2020 Email

 

«Il mio impegno nel sociale – dice Enza - è cominciato nel 2016 dopo il mio incidente stradale, GRAZIE al quale adesso sono su di una carrozzina. Dico grazie perché grazie a questo evento sono venuta a conoscenza di questo fantastico mondo fatto di persone eccezionali, bellissime, che hanno come unico scopo nella vita non quello di essere belli e ricchi, ma quello di portare un po’ di gioia nel cuore di qualcuno. Mi dispiace di averlo scoperto cosi troppo tardi. Fossi rimasta "normodotata" mi sarei persa davvero tante cose della vita. Quando partecipo a qualche evento o sono testimonial di un qualcosa sono le persone a rendere felice me anziché il contrario. Provo delle forti emozioni e penso che non mi abituerò mai a parlare in pubblico o a far provare ai ragazzini a tirare con l'arco perché nei loro occhi vedo gioia e divertimento, che siano diversamente abili o normodotati».

Enza prima del lockdown era impegnata con il progetto "Diversamente abili non significa rinunciare allo sport", presentato da AIDA onlus e sostenuto da Fondazione CON IL SUD e Fondazione Vodafone attraverso il Bando Oso. «Siamo andati in vari istituti della Calabria, insieme ad altri atleti paralimpici (Andrea Pellegrini, campione di scherma e Clara Podda, campionessa tennis tavolo) per incontrare i ragazzi e raccontare la nostra vita e le nostre esperienze. Quando si chiede agli alunni se ci sono domande nessuno risponde, tutti in silenzio come se fossero tutti indifferenti alla cosa. Quando ci spostiamo nelle palestre per far provare gli sport paralimpici, si avvicinano e iniziano a farti delle domande e a prendere un po’ di confidenza con la tua condizione. A fine giornata ti richiedono l'amicizia sui social e con molti è rimasto un bel legame, li sento spesso e di questo sono contenta. Vuol dire che riesco a trasmettere loro qualcosa di positivo. È bellissimo».

La solidarietà per Enza Petrilli è proprio questo: «Regalare un sorriso. È fare qualcosa per qualcuno ma senza sbandierarlo al mondo intero in modo che sia un qualcosa di cui vantarsi. È un gesto che si compie senza secondi fini, perché senti che facendo quella determinata cosa sei felice». Parole che richiamano alla mente il grande Gino Bartali: «Il bene si fa, ma non si dice». Esperienze che arricchiscono il quotidiano di Enza Petrilli: «Io penso che se lo fai con piacere e con amore non ti pesa, è un po’ come lavorare in fondo... si dice che il segreto per vivere meglio è quello di trovare un lavoro che ti piaccia cosi non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita. Questo mondo è il mio mondo e senza tutto questo sicuramente non sarei la stessa persona che sono oggi».

Enza vuole chiudere con un consiglio a chi non conosce il mondo delle associazioni e della solidarietà: «Vorrei dire a tutti di non sbagliare come ho fatto io e di avvicinarsi a queste esperienze, almeno una volta nella vita. Io ne sono venuta a conoscenza dopo il mio incidente, ma credetemi veder sorridere un bimbo diversamente abile è gratificante come nessun'altra cosa nella vita».

 

 

Visite: 728

Facebook