la forza della vita di Paolo Vallesi diventa in tutto il mondo un manifesto di solidarietà

Categoria: articoli Creato: Giovedì, 30 Luglio 2020 Pubblicato: Giovedì, 30 Luglio 2020 Email

" La forza della vita " di Paolo Vallesi diventa in tutto il mondo un manifesto di solidarietà"

 

«Il Coronavirus ci ha insegnato che possiamo rinunciare a tante cose e continuare a vivere lo stesso>>

 

“La forza della vita” in Spagna è diventato un vero e proprio inno al coraggio, alla tenacia e alla ripartenza per l’emergenza Coronavirus. Diversi artisti e musicisti spagnoli (tra cui Marta Sánchez, Funambulista, Soraya, Jon Secada, Diego Martín, María Villalón, Hugo Salazar, Marta Botía, Andy & Lucas, Raúl, Platón, Alberto Comesaña, Alejandra, Pablo Perea, Lydia e Verónica Romero) hanno, infatti, scelto La fuerza de la vidaper questo progetto di solidarietà e beneficienza. Paolo Vallesi con questa canzone arrivò terzo al Festival di Sanremo del ’92 e da quel momento “Quando toccherai il fondo con le dita a un tratto sentirai la forza della vita”, è diventato un vero e proprio manifesto. «Mi fa piacere che i colleghi spagnoli l’abbiano scelta per questa iniziativa» commenta soddisfatto.

Ci racconti come è nato questo progetto?

L’idea è nata coinvolgendo venticinque artisti spagnoli e hanno deciso che quella fosse la canzone giusta. In Spagna il brano ha avuto due momenti di notorietà differenti: una prima volta interpretata da me e qualche hanno fa, quando i finalisti della trasmissione televisiva “Operación Triunfo”, l’equivalente del nostro “Amici”, l’hanno cantata, riportandola al successo.

Hai partecipato anche tu a questa versione de La fuerza de la vida”?

Sì, certo. Ovviamente da casa, cantando una strofa ripresa con lo smartphone. Il lavoro grosso l’hanno fatto in Spagna dei musicisti molto bravi. Il mio è stato un apporto minimo, ma alla fine il risultato è stato ottimo.

In Italia un progetto simile è stato fatto reinterpretando “Il mio canto libero”. Vallesi come Battisti: una bella soddisfazione.

Figurati, ci mancherebbe. Ce ne sono state varie iniziative anche con altri brani come “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. Parliamo di canzoni che nel tempo hanno assunto una valenza universale, diventando una sorta di manifesto. Sapere che la mia “La forza della vita” sia diventata una di queste è motivo di orgoglio, senza per questo volersi esaltare.

“La forza della vita” è anche uno dei brani incisi dalla Nazionale Cantanti. Parliamo di questa esperienza che, guarda caso, nasce da un’idea di Mogol.

Sì, ormai non la considero quasi più mia, ma patrimonio di tutti. Come la Nazionale Cantanti della quale faccio parte dal 1991. Ho giocato 250 partite e con Enrico Ruggeri, che è il presidente, Paolo Belli, Niccolò Fabi e Marco Masini, che ora fa l’allenatore, forse siamo tra i più attivi. Ma non vanno dimenticati tutti gli altri, a partire da Gianni Morandi che c’è sempre. Mi fa piacere ricordare che l’Associazione Nazionale Italia Cantanti non si limita solo alle partite di calcio. Abbiamo tante attività e da poco è nata anche una etichetta musicale, la NIC United, che produce giovani artisti e avevamo organizzato un contest con i nuovi autori, posticipato a causa dell’emergenza Covid.

C’è stato un momento della tua vita che ha significato una svolta?

Non si è trattato una scelta consapevole. Il fatto di aver iniziato la carriera con delle canzoni che avevano e hanno una valenza sociale importante, come è stato per “La forza della vita” e “Le persone inutili”, rappresentano la mia sensibilità verso certi temi. Com’è normale, mi sono arrivate tante richieste di aiuto e di solidarietà e, nei limiti delle mie possibilità, non mi sono mai tirato indietro. Con la Nazionale Cantanti ho realizzato il mio sogno da bambino: fare il cantante e giocare al calcio.

E i tuoi colleghi, quelli che non fanno parte della Nazionale Cantanti, si interessano alle vostre iniziative?

Assolutamente. Ognuno ha la sua storia personale. La Nazionale Cantanti è nata nel 1973, io ne faccio parte dal 1991 e in tutti questi anni ho visto avvicinare a questa iniziativa persone incredibili. Solo per fare qualche nome mi ricordo di Maradona, Michael Schumacher, ma l’elenco è lunghissimo. Basta citare, per fare un esempio, la “Partita del cuore” del 2000 a Roma, alla quale presenziarono Arafat e Perez. Il capo dell’Olp e il presidente israeliano vennero alla partita e poi insieme furono ospiti a “Porta a Porta”. Per noi fu un grande evento di fratellanza e di distensione: in quella partita giocarono insieme a noi sia israeliani sia palestinesi. Lo scorso ottobre siamo stati con la Nazionale Cantanti a Gerusalemme e abbiamo giocato proprio a Betlemme, in territorio palestinese, alla presenza delle autorità israeliane e palestinesi. È incredibile quello che riesce a smuovere la Nazionale Cantanti, una associazione longeva e che non ha eguali da nessuna altra parte.

Oltre alla Nazionale Cantanti sei impegnato con altre iniziative di solidarietà?

Quando posso sì. Verrebbe da dire sempre di sì, ma c’è un limite. Questo è un periodo in cui c’è bisogno di tanto aiuto e le sollecitazioni sono molte. Con la Nazionale Cantanti siamo riusciti a realizzare dei grandi e ambiziosi progetti, che nessuno di noi singolarmente sarebbe riuscito a fare.

In tutti questi anni c’è stato un episodio che ti ha colpito particolarmente o una persona che ti porti nel cuore?

Sono state tanti, ma c’è un filo comune in tutte: molte delle associazioni nascono anche dopo delle tragedie personali. Ti ritrovi in contatto con delle persone che, sia per alleviare il proprio dolore, sia per tentare di risparmiarlo ad altri, creano delle associazioni e ci mettono dentro tutta la vita. Quando conosci queste persone ti rendi conto che hai davanti qualcuno che è riuscito a trasformare una tragedia personale in qualcosa di positivo per la collettività. E questo è sempre un insegnamento: ricevi emozioni e sei in contato con persone speciali.

Questo impegno per chi è in difficoltà lo trasmetti nelle canzoni, il tuo pubblico lo apprezza?

Sono due aspetti legati e che riprendono il discorso precedente. Abbiamo iniziato parlando dell’iniziativa degli artisti per raccogliere proventi per la Croce Rossa spagnola legato a “La forza della vita”: è chiaro che se non ci fosse stata quella canzone, così amata dal pubblico e apprezzata anche per le sue tematiche, questo episodio di solidarietà forse non ci sarebbe stato.

La pandemia di Covid 19 ha interessato miliardi di persone, tu che hai conosciuto situazioni di estrema precarietà, nelle quali il senso della vita è davvero legato a un filo, pensi che la solidarietà possa aumentare?

L’anno scorso sono stato in Burkina Faso con il movimento “Shalom” per l’apertura di alcuni pozzi. Per loro l’acqua è la vita e realizzare un pozzo, al costo di seimila euro, che riesce a prendere l’acqua in profondità, significa non morire. Quando si conoscono queste realtà si rimane talmente colpiti e ci si rende conto che molte delle nostre cose sono superflue. Non si capisce come possa esistere un mondo così ingiusto: da una parte c’è chi fa pazzie per avere l’ultimo modello di telefonino e dall’altra chi non ha l’acqua per vivere. Questa pandemia forse ha reso le persone più coscienti di quello che avviene in parti del mondo, dove quotidianamente si combatte per non morire. Situazioni lontane da noi che ci interessano relativamente e per le quali si fanno iniziative, importantissime, ma da parte di associazioni e di singoli. Se ci fosse coscienza della realtà si dovrebbe mobilitare il mondo. L’emergenza ci ha insegnato che possiamo rinunciare a tante cose e continuare a vivere lo stesso. La mia speranza, ma non è una certezza, è che questa pandemia lasci un po’ meno economia e più solidarietà. Mi auguro che alla fine tutto non torni come prima, ma meglio di prima.

 

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