«Quando scendo in campo per l’Aida gioco sempre una partita bellissima>>

Categoria: articoli Creato: Mercoledì, 05 Agosto 2020 Pubblicato: Mercoledì, 05 Agosto 2020 Email

Eugenio Lamanna è il testimonial della nostra associazione

«Quando scendo in campo per l’Aida gioco sempre una bellissima partita»

Una maglia di Eugenio Lamanna non manca mai quando si tratta di raccogliere dei fondi per una iniziativa di solidarietà. L’attuale portiere del Monza, costruito da Adriano Galliani, è ripartito dalla C, dopo le tante stagioni in A e in B con Genoa, Bari, Siena e La Spezia, conquistando la promozione in modo trionfale. In tutte le città dove ha giocato non ha mai fatto mancare il suo contributo. Lamanna è divenuto testimonial dell'Aida onlus facendo parte, quindi, degli amici dell'Unitalsi ed Unipromos che durante tutto l'anno sono impegnate nelle attività sociali.

Eugenio da quando e perché sei diventato così partecipe al mondo della solidarietà?

Cinque anni fa ho avuto modo di conoscere la Aida Onlus e il suo presidente e da lì è nato un bel rapporto che mi ha fatto molto avvicinare a tutti i progetti che porta avanti l’associazione. Si tratta di tante iniziative che realizzano ma, purtroppo, spesso è difficile dare loro il risalto che meritano. Farle conoscere, infatti, significa poter coinvolgere molte altre persone. Ho capito che il presidente della Aida Onlus, Nazareno Insardà, è una persona che crede davvero in quello che fa, si impegna per aiutare chi ha bisogno e ci mette tanta passione. E mi è sembrato giusto mettermi a disposizione.

Prima dell’Aida hai avuto altre occasioni per dare il tuo contributo per iniziative di solidarietà?

Per chi gioca a calcio e si trova a contatto in determinate situazioni, come il terremoto o altre tragedie, viene spontaneo impegnarsi e dare un contributo per le comunità per le quali la domenica si scende in campo. Altre volte ho avuto dei compagni, come Pavoletti a Genova, che mi hanno coinvolto. Con Pavoletti abbiamo dato una mano all’associazione “Dottor Sorriso”, mentre con altri abbiamo partecipato ad altre iniziative.

Nel mondo dello sport è abbastanza diffusa questa sensibilità a mettersi a disposizione di chi ha bisogno?

Senza dubbio. Sono tanti i ragazzi che si impegnano per aiutare le associazioni che organizzano attività e manifestazioni. Molti lo fanno, ma preferiscono non apparire. È abbastanza diffuso tra i calciatori, forse perché molti sono consapevoli della propria posizione e della possibilità che si ha nel riuscire a fare qualcosa anche con un piccolissimo gesto. Si mette cioè a disposizione degli altri la propria notorietà non per farsi conoscere, ma per aiutare. Insieme a tanti altri giocatori collaboro anche con la “Live Onlus”, con loro abbiamo molte iniziative, tra le quali alcune che abbiamo fatto dopo il terremoto in Emilia.

La tua permanenza a Genova è stata caratterizzata anche da un impegno sociale.

Sì, due anni fa avremmo dovuto fare una manifestazione per raccogliere dei fondi per le famiglie delle vittime e quelle sfollate in seguito al crollo del "Ponte Morandi". Poi ci sono stati dei problemi, mi ha fatto piacere, comunque, esser stato chiamato e ho contribuito insieme ad altri mettendo all’asta le nostre maglie.

Anche l’Associazione Gigi Ghirotti Onlus Genova ti ha visto al suo fianco.

Parliamo di una onlus che si occupa di assistenza socio-sanitaria di persone con malattie inguaribili che necessitano di cure palliative: a domicilio e in due hospice. Anche in quel caso ho donato la mia maglia blu goalkeeper dello Spezia Calcio del Campionato di Serie B 2018/19.

Hai incontrato e incontri tante persone che fanno parte di queste associazioni, qualcuno o qualche episodio ti ha colpito particolarmente?

Ho avuto la possibilità di visitare il reparto pediatrico del Gaslini di Genova e la passione di tutti gli operatori, ma soprattutto la forza dei bambini e delle loro famiglie sono difficili da dimenticare. Un’esperienza che mi è rimasta sicuramente nel cuore e che mi porto con me.

Sei rimasto in contatto con qualcuno?

Un ragazzo di Pisa mi aveva chiamato per segnalarmi il caso del piccolo Giacomo e siamo riusciti a sensibilizzare un po’ di persone per aiutarlo.

La pandemia ci ha fatto capire che ci si può privare di molte cose senza una particolare sofferenza. Ci sono state delle vere e proprie gare di solidarietà, ma sembra che, passata la paura, si sia tornati a essere più egoisti. Pensi che la situazione sia questa?

Spero che questa esperienza ci abbia fatto crescere. Ci sono persone che hanno perso dei cari, una tragedia dalla quale sono usciti malissimo. Chi ha ripreso le sue attività spero che lo stia facendo con uno spirito diverso, perché la pandemia possa aver portato un miglioramento all’interno di ognuno. L’emergenza Coronavirus ha sicuramente smosso le coscienze, facendo crescere la solidarietà. Per il futuro mi piace pensare in positivo.

Hai un rapporto particolare con la Calabria, sempre con l’AIDA hai partecipato alla raccolta fondi finalizzata al potenziamento della terapia intensiva dell’ospedale di Polistena in seguito all’emergenza Covid-19.

Sono nato a Como, ma la Calabria è la terra dei miei genitori e ci sono molto legato. Non riesco ad andare spesso a Laureana di Borrello, una cittadina in provincia di Reggio Calabria, per i miei impegni, ma quando ritorno è un posto familiare e ho tanti parenti. Per l’ospedale di Polistena sono arrivato in ritardo, ma ho voluto comunque dare il mio contributo.

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