La storia di Francesco Comandè, atleta paralimpico, capitano del Santa Lucia Roma Basket in carrozzina e vicepresidente dell’AIDA onlus

Categoria: articoli Creato: Venerdì, 07 Agosto 2020 Pubblicato: Venerdì, 07 Agosto 2020 Email

 

 

«Da disabile a supereoe grazie a un bambino»

«Impazzisco per i supereroi e oggi ne ho visto uno. Un giorno grazie a queste parole un bambino mi ha fatto dimenticare la mia disabilità». Francesco Comandè, atleta paralimpico, ha ben impresso nella mente quell’episodio che, grazie alla spontaneità di un bambino, restituisce il giusto rapporto che ci dovrebbe essere tra le persone. «Un giorno – ricorda Francesco Comandè – ero sulla pista d'atletica leggera e mi stavo preparando a indossare la protesi da corsa. Si avvicina un bambino e mi chiama con il nomignolo: Robocop. Fin qui, direte, tutto nella norma, invece no. Mentre stavo svolgendo l'allenamento, dall'altro lato della pista vedevo la mia protesi, che uso per camminare tutti i giorni, che si spostava avanti e indietro. Incuriosito mi sono avvicinato e ho chiesto al piccolo come mai era cosi attratto da quella gamba colorata, parcheggiata in panchina. Lui mi ha rivolto un sorriso splendido e mi ha risposto che gli piaceva perché impazziva per i supereroi e quel giorno ne aveva visto uno. Guardare quel sorriso e quella spontaneità di quel bambino quel giorno mi ha fatto dimenticare per quei pochi minuti la mia disabilità».

Francesco Comandè ha 32 anni, è un atleta paralimpico e da circa 20 convive con una disabilità. «A 10 anni - racconta - mentre giocavo a calcio in campagna con i miei fratelli per recuperare un pallone sono finito sotto un trattore che mi ha tranciato la gamba desta di netto». Da allora ha iniziato a offrire il suo aiuto nel sociale e grazie alla sua disabilità riesce a entrare subito in sintonia con gli altri che hanno bisogno del suo aiuto. Perché, come dice Francesco, «vivere una disabilità non significa che la tua vita si è bloccata quando è successo quel determinato evento. Significa, invece, avere la possibilità di scoprire nuove belle e avvolgenti realtà. Per me la solidarietà è una forma di aiuto che fa stare meglio le persone che ne hanno bisogno. Questo aiuto lo si dà in modo spontaneo, disinteressato e senza farlo pesare a chi lo riceve. Da quando ho intrapreso questo percorso nel sociale al servizio degli altri, la mia vita è cambiata e si è arricchita di tante cose belle. Aiutare chi ha bisogno penso che sia la cosa più bella che esiste, basta poco per rendere felice chi ne ha bisogno».

Francesco Comandé da 9 anni è impegnato con l'AIDA onlus, della quale è anche vicepresidente, ed è un atleta del Santa Lucia Roma Basket in carrozzina. Una passione nata per caso, ma che oggi lo ha preso completamente: «Mi trovavo a una premiazione al palazzo della Provincia a Reggio Calabria, dopo aver vinto il campionato di atletica leggera paralimpica sui 100mt, e li c’era un allenatore di una squadra di basket in carrozzina che mi ha chiesto di provare questo magnifico sport. Così è scoppiata la scintilla: un vero e proprio colpo di fulmine per questo sport. Da quando lo pratico non riesco a farne a meno, perché le emozioni che sprigiona questo sport in me sono indescrivibili».”

A chi vuole avvicinarsi al mondo della solidarietà lancia un messaggio: «È un cammino da intraprendere, perché è un mondo bellissimo e aiutare chi ha bisogno o chi convive con una disabilità e un gesto che può sembrare normale, ma nobilita e arricchisce la vita di chi lo riceve. Sono sicuro che un giorno, iniziando questa avventura nel sociale, non ve ne pentirete».comande1.jpg

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