GATTO PANCERI «Il mio sogno? Aiutare tutti quelli che hanno bisogno»

Categoria: articoli Creato: Giovedì, 13 Agosto 2020 Pubblicato: Giovedì, 13 Agosto 2020 Email

La solidarietà secondo Gatto Panceri: tra musica e Fede

«Il mio sogno? Aiutare tutti quelli che hanno bisogno»

Il suo nome lo deve a Pippo Baudo che a Sanremo lo invitò a cambiare quello di battesimo troppo lungo. Lui allora si ricordò del soprannome che gli avevano dato a scuola, a sottolineare la sua vivacità e non ebbe dubbi: “Gatto”. E il Pippo nazionale fu subito d’accordo. Gatto Panceri debutta al Festival di Sanremo Giovani nel 1986, presentando “Scherzi della vita”, ma la consacrazione arriva nel 1990, quando Mina ascolta un suo pezzo, “Canterò per te”, e decide di inciderlo nel suo disco, “Uiallalla”. L’album “Cavoli amari, del 1991, conteneva anche il brano Aiuto, col quale partecipa al Festivalbar di quell’anno. La grande occasione arriva nel 1992 con L’amore va oltre”. Gatto ha scritto canzoni per tanti artisti affermati. Tra tutte, “Vivo per lei”, interpretata da Andrea Bocelli e Giorgia, che ha venduto 31 milioni di dischi ed è famosa in tutto il mondo. Sempre per Giorgia, Panceri ha firmato 8 brani nel suo album “Come Thelma e Louise”. Nel periodo dell’emergenza Coronavirus Gatto Panceri ha riproposto “L'amore va oltre” in versione green, dal suo ritiro di Barzanò, nel Lecchese.  "Questa canzone è stata importantissima per me perché da sconosciuto la cantai a Sanremo Giovani e da lì  mi avete conosciuto un po’ tutti - scrive Gatto su Facebook - È la prima mia canzone che avuto successo ...è’ la mia “ bandiera, la mia “Alba Chiara” giusto per intenderci... il testo parla di una  coppia vera di miei amici di vecchia data ... lui dopo un incidente stradale in moto perse l‘uso delle gambe ... lei lo conobbe  dopo l’incidente se ne innamorò e si sposarono  ... sono passati 27 anni e sono ancora insieme felicemente  e sono dei vincenti nella vita ... L’ amore va oltre... che altro vi posso aggiungere ? Niente... ascoltatela!. Ne vale la pena”.

Gatto Panceri e la solidarietà: un binomio che dura da quando?

Subito dopo il mio primo Sanremo nel ‘92 fui chiamato da Eros Ramazzotti a giocare nella Nazionale Italiana Cantanti per raccogliere fondi da destinare a iniziative solidali. Lui ascoltando una mia intervista in una radio seppe che giocavo da giovanissimo a calcio nel Monza, la mia città natale. Mi sono aggregato con entusiasmo e si è aperto per me un mondo fatto di tante persone che hanno bisogno di aiuto. 

Che cosa è per te la solidarietà?

È fare qualcosa per aiutare qualcuno che è in difficoltà. Non importano solo i numeri; l’importante è fare qualcosa secondo le proprie possibilità. La solidarietà non è solo donare cose materiali ma anche saper donare un appoggio morale, comprensione e conforto psicologico a chi ne ha bisogno. 

Sei impegnato per dare una mano a…

A tutti coloro che ne hanno bisogno. Vorrei poterlo fare per tutti, anche se è praticamente impossibile 

Nel 1992 con “L’amore va oltre” hai vinto il premio della critica nella categoria Giovani a Sanremo. Una canzone che affrontava il tema della disabilità. 

I disabili, i poveri, i malati, i bambini, gli anziani sono coloro a cui do priorità nella gerarchia del mio impegno solidale 

Il 21 ottobre 2001 hai cantato “L’amore va oltre” invitato da Papa Wojtyla. La canzone parla di un disabile che, dopo un incidente stradale, rimane su una carrozzina ma allo stesso tempo insegna a tutti che la vita è importante: una grande emozione?

Assolutamente sì. Onorato dal fatto che il Papa volle me a rappresentare la musica in Piazza San Pietro è uno dei miei traguardi più intensi e motivo di profonda soddisfazione spirituale. Si festeggiava quel giorno la Giornata mondiale della famiglia e mai avrei immaginato che proprio io, figlio di una ragazza madre, un giorno sarei stato l’elemento aggregante collante di un appuntamento così importante che riguardava l‘istituzione della famiglia. 

Sei anche molto vicino al “Movimento per la vita”: ci spiega questa scelta?

Il “Movimento per la vita” si occupa, tra tante cose importanti, di aiutare le ragazze madri. Una questione che, come dicevo prima, mi sta molto a cuore. Mi sento particolarmente vicino a tutte le donne che partoriscono un bambino e non hanno al loro fianco un uomo, quindi quando posso sono sempre disponibile a dare il mio contributo al “Movimento perla vita”..

Hai anche un particolare rapporto con Medjugorje: come mai?

In realtà ci sono stato una volta sola. Sono andato a ringraziare la Madonna che mi ha chiesto esplicitamente di farmi vedere attraverso un amico in contatto con alcuni veggenti. E quindi sono andato in Bosnia . Credo molto nella figura di Maria protettrice di tutti i bimbi, ma in particolare degli orfani e dei senza padre . 

Questo tuo volersi donare al prossimo ha radici profonde nella Fede?

Nel mio caso sì, ma credo si possa fare benissimo  solidarietà con il cuore anche da atei . Basta amare il prossimo, non necessariamente un Dio 

Un “Gatto che ha anche un particolare amore per i cani. Ci racconti questa esperienza?

Ho una particolare empatia con i cani. Un feeling incredibile. Dopo la musica sono la mia più grande passione. Con un amico, altrettanto appassionato, ho aperto da un anno un centro cinofilo in Brianza dove sono nato e vivo. L’ho chiamato “Dolce vita da cani” e sorge a Casatenovo (Lecco).  

Con la Nazionale cantanti sei stato impegnato per venti anni: è solo una passerella o c’è dell’altro?

 Direi che c’è soprattutto dell’altro. La passerella mondana si limita alle due ore della partita ma le cose concrete arrivano dopo. Ho visto coi miei occhi materiale medico consegnato agli ospedali, acquistato grazie agli incassi delle nostre partite. Ho portato di persona carrozzine a disabili , abbiamo inaugurato sale operatorie che portano il nostro nome in parecchi ospedali e aiutato gente anche in altri paesi sparsi nel mondo. 

Ci racconti il tuo rapporto con Mogol?

Siamo amici. Lo considero il più grande autore vivente italiano. Mi ha reso felice quando mi ha chiamato al suo fianco nel 1993 a insegnare come si scrivono i testi al CET, la sua scuola che ancora sorge in Umbria.

Mogol ha rivisto il suo “Il mio canto libero”, in onore dei medici e del personale sanitario italiano in prima linea nella lotta al Coronavirus, ed è diventato un videoclip al quale hai partecipato insieme con altri suoi colleghi. Un’altra bella iniziativa.

Assolutamente sì. Giulio (Mogol) ha voluto che fossi proprio io a cantare le prime frasi di questo meraviglioso brano rivisitato per il Covid. Io sono sempre stato ispirato dal duo Mogol-Battisti e quindi sono felicissimo della partecipazione a questo bellissimo progetto.

 

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