L’attore Massimiliano Buzzanca ci racconta la sua idea di solidarietà

Categoria: articoli Creato: Mercoledì, 19 Agosto 2020 Pubblicato: Mercoledì, 19 Agosto 2020 Email

L’attore Massimiliano Buzzanca ci racconta la sua idea di solidarietà

 

«La minoranza solidale è più forte della maggioranza egoista e chiassosa»

 

Buzzanca, basta la parola”, parafrasando una pubblicità del vecchio Carosello. E sì con Massimiliano Buzzanca si è immersi direttamente nel mondo dello spettacolo. E lui è una persona che non si tira mai indietro, nel suo sangue scorre l’arte di famiglia e la generosità del Sud.

Massimiliano Buzzanca e la solidarietà: quale scintilla è scattata?

Nessuna scintilla, credo che sia umano contribuire a dare una mano a chi sta peggio di noi, soprattutto se si fa un mestiere che amplifica ogni tuo piccolo gesto verso il mondo. Il nostro è un mestiere capace di smuovere le masse e anche di indirizzare le coscienze, quindi penso che sia anche nostra responsabilità dare segnali positivi di solidarietà e coscienza sociale e questo è qualcosa che mi è stato insegnato dai miei genitori.

C’è stato un episodio particolare della tua vita che ha fatto nascere questa voglia di impegnarsi per gli altri?

Avevo non più di otto anni, tornavo a casa con mio padre e mia madre e dentro il nostro portone, anzi proprio nel nostro sottoscala, abbiamo visto un uomo che dormiva accucciato sulle scale. All’inizio mi sono spaventato, mia madre voleva addirittura chiamare qualcuno per farlo mandare via, papà, invece, memore di quando nei primi anni a Roma soffriva la fame e faceva la stessa cosa, gli ha chiesto chi fosse, gli ha detto che per quella notte poteva continuare a dormire lì dentro al caldo e poi, se non ricordo male, gli ha dato dei soldi e siamo andati a casa. Il giorno dopo non c’era più.

Quando hai iniziato a interessarsi di chi ha bisogno?

Più o meno da sempre, te l’ho detto prima, ho avuto una famiglia che mi ha insegnato certi valori sociali, ad essere presente per gli altri e soprattutto a non essere egoista.

Sei sempre disponibile a partecipare a manifestazioni e spettacoli di beneficenza: è più un ricevere o più un dare?

Devo essere sincero, non è solamente per una questione di beneficienza, spesso mi diverto anche a partecipare a certe manifestazioni, soprattutto quando ci sono le partite di beneficienza di calcio. Sono un attore, se mi chiedi di esibirmi, mi rendi l’uomo più felice del mondo. Se poi lo faccio per una buona causa; c’è ancora un altro aspetto: il sorriso delle persone per cui ti esibisci o partecipi alle manifestazioni, è talmente avvolgente che è più un ricevere che un dare.

La pandemia di Covid 19 ha cambiato la vita di miliardi di persone, impaurite e in alcuni casi terrorizzate dal virus. Come l’hai vissuto e lo stai vivendo?

Come tanti, senza eccessive ansie e cercando di fare il mio per evitare che il contagio possa propagarsi. Poi ho cercato di non far pesare troppo né a Raffaella, né ai suoi ragazzi l’isolamento inventandomi ogni giorno qualcosa di nuovo da fare, anche se dopo un po’ le idee cominciavano a mancare.

Ci spieghi come è nata l’idea de "L'Estate di San Lorenzo"?

Non è un’idea mia, ma del regista Enrico Maria Falconi che ha scritto anche il testo. Durante il lockdown ha chiamato me e altri attori (Ester Botta, Stefano Scaramuzzino, Martina Valentini Marinaz, Claudio Scaramuzzino e Ramona Gargano) e ci ha chiesto la disponibilità per fare una serie di letture del testo, rigorosamente tramite una piattaforma tipo Skype. Abbiamo accettato e da lì è iniziata quest’avventura.

Una iniziativa nuova nel mondo dello spettacolo che sta avendo successo: come lo spieghi?

Con il desiderio di non fermarsi e di continuare a lavorare nonostante tutto. Inoltre c’è voglia di fare arte e soprattutto di vedere cose nuove.

Il mondo dello spettacolo è uno dei settori che ha maggiormente subito il lockdown: questa vostra idea trasforma tutti in protagonisti e il crowfunding li rende partecipi in prima persona.

In effetti è così, alla fine delle prove si ha anche il riscontro e il confronto diretto del pubblico e devo dire che sono anche dei critici competenti e utili per migliorare le nostre prestazioni e le interpretazioni.

Massimiliano Buzzanca è attore, regista e anche scrittore: che cosa rappresenta per te “Che cinema la vita”.

Un modo molto utile di esorcizzare alcune esperienze fatte nella mia vita, oltre che un goffo tentativo di raccontare la nascita di una storia d’amore. Ti confido un segreto, il primo capitolo l’ho scritto poche settimane dopo essermi messo insieme a Raffaella e sulla spinta emotiva dell’amore che stava nascendo per lei. Poi se leggi il libro il personaggio di “Ella” è presente e costante per tutta la storia, in pratica “Che Cinema è la Vita” è dedicato al mio amore per Raffaella.

E il domani di Massimiliano Buzzanca: sei ottimista sul dopo Covid?

Dal punto di vista lavorativo sono scettico, ci vorrà molto tempo prima che il nostro settore torni alla normalità, abbiamo accusato un duro colpo e quei pochi fortunati che già lavoravano tanto, continueranno a farlo e non avranno subito granché. Il problema grave è per quei tantissimi che già lavoravano poco prima, che rischiano di essere messi al tappeto.

Pensi che le persone dopo questa emergenza abbiano capito che essere meno egoisti può servire?

Vorrei essere ottimista, ma da quello che leggo nei social, purtroppo, la vedo male. L’essere umano è una razzaccia e, come ha scritto qualcuno molto più saggio di me, “la storia non ci insegna nulla”, continuiamo a fare sempre gli stessi errori, vale per le guerre e varrà anche per il post pandemia. Probabilmente ci saranno tante persone che saranno molto più sensibili e meno egoiste, ma solo perché era nella loro indole già prima del 4 marzo. È anche vero che la minoranza silenziosa, spesso e volentieri, può essere più rumorosa della maggioranza chiassosa, soprattutto se l’intenzione è quella di migliorare la razza umana.

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