Max Pisu «La mia comicità sempre al servizio della solidarietà»

Categoria: articoli Creato: Lunedì, 14 Settembre 2020 Pubblicato: Lunedì, 14 Settembre 2020 Email

Max Pisu con i suoi personaggi è protagonista in tante manifestazioni

Ma oggi dice: «Noi artisti spesso ci siamo sostituiti alla Stato,

oggi anche noi abbiamo bisogno di una mano»

 

«La mia comicità sempre  al servizio della solidarietà»

Max Pisu per il grande pubblico è Tarcisio, il ragazzo dell’oratorio, disincantato, un po’ ingenuo, ma che in modo semplice racconta i fatti della vita, con una lettura per nulla scontata. È anche un Francesco Guccini, rimasto agli anni della contestazione degli anni 70. Ma Max Pisu è tanto altro, soprattutto una persona sempre pronta e disponibile a coniugare la sua arte di far divertire con la solidarietà.

Facendo un rapido giro sulla rete salta subito agli occhi il fatto che Max Pisu è presente da anni in tantissime manifestazioni di solidarietà: dalla tua Legnano, a Monza, Varese, a Riccione, a Numana, a Roma e in tanti altri posti. Che cos’è per te la solidarietà?

Quando ho iniziato a fare questo lavoro mi sono detto: sono un fortunato, faccio qualcosa che mi piace e mi dà anche notorietà, perché non fare qualcosa per gli altri? Mi ha sempre fatto bene riuscire a dare una mano a chi ha bisogno. Nel tempo ho imparato che dando agli altri si riceve molto di più.

Quando ti è nata questa voglia di dare una mano a chi ha bisogno?

Ho iniziato con l’associazione Alomar (Associazione Lombarda Malattie Reumatiche), della quale fa parte mia sorella che ha una malattia della famiglia delle artriti reumatoidi. Mi hanno chiesto di partecipare delle manifestazioni che organizzavano e da lì è partito tutto: sono diventato il loro testimonial. Prima anche nel mio oratorio a Legnano organizzavamo spettacoli di beneficienza.

Raccolte fondi per la chirurgia toracica di Monza, per l’Unicef, per l’AIrett, per Alomar Onlus.

Dal 2006 sono testimonial anche di “Mission bambini”, che prima era “Aiutare i bambini”, una associazione che si occupa di aiutare i bambini dei Paesi poveri con progetti di adozione in vicinanza, fornendo un sostegno economico a quelle famiglie extracomunitarie che, lavorando in Italia, hanno difficoltà a mantenere i loro piccoli. Un progetto molto importante di “Mission bambini” è quello di assicurare interventi al cuore per i piccoli cardiopatici, sia operando direttamente nei loro Paesi con equipe italiane sia andando a formare medici, Grazie a questo progetto sono stati salvati più di mille bambini.

E poi ancora nel 2017 lo spettacolo messo in scena a favore della famiglia Gullotta, così tragicamente colpita dall'attentato sulle ramblas di Barcellona con la morte di Bruno.

Bruno Gullotta era un mio concittadino e mi ha fatto molto piacere che siamo riusciti a riempire un teatro di 2300 posti a Legnano. Ho coinvolto tanti amici che hanno risposto tutti positivamente: da Mario Biondi a Ron, da Ale e Franz a Enzo Iacchetti a Gioele Dix e a tanti altri. La cosa mi ha colpito molto positivamente.

In queste iniziative con te ci sono molti tuoi colleghi, quindi anche il mondo dello spettacolo è sensibile a certe tematiche.

Senz’altro. Ora siamo noi dello spettacolo ad avere bisogno di solidarietà. È arrivato il momento che qualcuno pensi anche a noi. Proprio gli artisti che si sono sostituiti allo Stato, spesso latitante. Oggi che avrebbero bisogno lo Stato è ancora più assente.

Quali di queste esperienze ti hanno colpito di più. C’è un episodio o una persona che ti porti nel cuore?

Quando ci sono i bambini sono particolarmente sensibile. L’AIrett, che si interessa dei bambini dagli occhi belli, è una delle realtà che seguo molto. Sono molto legato ad Alice e sua mamma Cristiana.

 

Uno dei personaggi che ti ha fatto conoscere al grande pubblico è Tarcisio che nella sua semplicità riesce a colpire l’animo delle persone, affrontando anche temi difficili. È un po’ anche il tuo modo di essere: arrivare alle persone e stimolare la loro solidarietà con il sorriso sulle labbra.

Esatto. Anche Tarcisio nel suo piccolo accompagna le persone nelle gite a Lourdes. Penso che Tarcisio sia una parte di me, perché sul palco ognuno porta una parte della propria vita.

 

Tarcisio e Guccini due personaggi agli antipodi oppure hanno dei punti di contatto?

Sono un po’fuori dal mondo tutti e due. Tarcisio è rimasto all’oratorio, al prete e alla mamma, mentre Guccini, ovviamente si tratta di una parodia, è ancora legato agli anni 70, alle proteste di una volta.

La pandemia di Covid 19 ha cambiato la vita di miliardi di persone, impaurite e in alcuni casi terrorizzate dal virus. Questa difficili esperienze, secondo te, ci ha migliorati?

Come tutti i grossi eventi negativi pensavo che unisse le persone. Invece, dopo una prima fase iniziale di solidarietà, ho notato che l’egoismo sta prevalendo, sia a livello politico che sociale. Assistiamo, a parti invertite, anche a una divisione tra Sud contro Nord. Speriamo che si sia trattato solo di un momento di incertezza. Io sono sardo e anche il governatore della Sardegna non si è distinto per delle posizioni condivisibili. I rapporti tra le persone penso che siano diventati più problematici, appena si è usciti dal lockdown c’è stata una reazione da “liberi tutti”, nella quale molti hanno pensato di poter fare qualsiasi cosa senza alcuna attenzione o precauzione. Spero che la gente possa riuscire ad apprezzare di più cose che sono mancate, come andare a teatro, uscire con gli amici, abbracciarsi e stare vicini.

 

In questi due mesi, stando in casa hai collaborato, insieme ad altri comici ed operatori dello spettacolo, a un’iniziativa benefica. Una trasmissione condotta da Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, dove venivano riproposti gli sketch dei nostri personaggi”. 

La cosa più importante è stata quella di rimanere in contatto con il nostro pubblico.

 

Il teatro potrà giocare un ruolo per ricominciare?

Assolutamente sì. Lo spettacolo e lo svago penso che siano fondamentali per la vita di una persona. Nel periodo di lockdown siamo stati più tristi, quasi trasformati in automi che svolgevano le azioni quotidiane in modo ripetitivo. Il teatro fa bene a tutti: a noi che saliamo su un palcoscenico e al pubblico che assiste agli spettacoli. Speriamo di ricominciare alla grande e che le regole siano chiare, ma allo stesso tempo semplici. Altrimenti organizzare uno spettacolo potrebbe trasformarsi in un’impresa complicatissima. È fondamentale che il nostro settore sia riconosciuto e come tale venga considerato e sostenuto anche dal punto di vista economico.

Cosa direbbe Tarcisio per la ripresa?

Lui ha uno spirito positivo e senza dubbio direbbe: «Adesso riprendiamo, minchia. Che ridere!».

 

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