Alessandro Bianchi è impegnato con molti dei suoi ex compagni per aiutare chi ha bisogno

Categoria: articoli Creato: Giovedì, 17 Settembre 2020 Pubblicato: Giovedì, 17 Settembre 2020 Email

Alessandro Bianchi è impegnato con molti  dei suoi ex compagni per aiutare chi ha bisogno

 

«Grazie alla mia Inter sono  ancora in campo per la solidarietà»

 

Alessandro Bianchi è stato l'ala titolare nel 1988-89, anno dello "scudetto dei record", aggiudicandoselo con un mese d’anticipo. In nerazzurro ha vinto anche una Supercoppa italiana (1989) e due Coppe Uefa (1990-91 e 1993-94), risultando decisivo per la conquista della prima: suo il gol qualificazione nella gara di ritorno dei sedicesimi con l'Aston Villa. Specialmente nell'Inter dei record è stato un punto di forza, giocando insieme a tanti campioni come Matthaus, Diaz, Brehme, Bergomi, Riccardo Ferri e Aldo Serena. È stato anche convocato in Nazionale sotto la guida di Arrigo Sacchi, prima che un grave infortunio muscolare, nella stagione 1992-93, segnasse irrimediabilmente la sua carriera.

Alessandro, da quando hai finito di giocare non si è mai tirato indietro per stare vicino a chi è impegnato per aiutare gli altri: che cosa significa per te solidarietà?

Io ho smesso nel 2001, ma da allora sono sempre stato a disposizione. Solidarietà per me non significa solo partecipare a manifestazione di beneficienza, significa soprattutto stare vicino a chi a bisogno, parlarci, ascoltare e dare un sostegno morale.

C’è stato un episodio particolare della tua vita che ha fatto nascere questa voglia di impegnarsi per gli altri?

Non parlerei di un episodio particolare. Quando sono arrivato all’Inter c’era l’associazione “Bindun” con Beppe Bergomi, Beppe Baresi, Riccardo Ferri ed Enrico Cucchi, ancora oggi impegnata nel sociale. L’idea mi è piaciuta e da lì è partito tutto. Si fanno partite di beneficienza, ma anche spettacoli, e il ricavato è utilizzato per realizzare dei progetti per chi ha bisogno. Da quel momento il mio impegno non è mai venuto meno.

Hai giocato nell’Inter di Trapattoni nella quale c’era anche Astutillo Malgioglio: un vero e proprio campione di solidarietà. Che ricordo hai di lui?

Io ero un ragazzino e lui è stato tra quelli che mi hanno aiutato a inserirmi. Venivo da un ambiente provinciale come Cesena e l’arrivo all’Inter mi preoccupava. Malgioglio, come gli altri della vecchia guardia, mi hanno subito messo a mio agio e fatto entrare nel gruppo.

Con la Nazionale Vip Sport e con i campioni dell’Inter siete spesso in giro per delle manifestazioni.

Quando si va a fare delle partite di beneficienza e incontri tante persone è il contatto con chi è in difficoltà che ti rimane dentro, ti fa stare bene e fa venire la voglia di continuare a farlo.

Con #UnGolperRipartire con l’Inter campus nei paesi colpiti dal terremoto del 2016 con Inter Forever, la squadra formata dalle leggende nerazzurre, rappresenta un appuntamento importante?

Mi chiamarono Toldo e gli altri per illustrarmi il progetto di un campo polivalente a Tolentino. È stato realizzato e ci siamo ritornati ogni anno, fino a luglio dell’anno scorso, per giocare e raccogliere fondi per quelle zone.

Voi ex calciatori dell’Inter siete rimasti uniti, vi siete ritrovati anche in momenti tristi come la morte di Alberto Rivolta. Questo significa che il calcio non è solo soldi e successo.

Abbiamo vissuto lo sport come divertimento, era un gruppo unito con tanti amici. È ovvio che siamo stati dei ragazzi fortunati e ben pagati. I ricordi che rimangono non sono i soldi guadagnati, forse neanche le partite, ma proprio le giornate trascorse insieme con gli altri del gruppo. Anche in questo periodo di emergenza ci siamo sentiti. Ho chiamato Bergomi, che ha contratto il Covid 19, per sincerarmi delle sue condizioni, ho ricevuto chiamate da Serena, da Klinsmann, da Nicolino Berti. E la cosa mi ha fatto piacere e dimostra che quello era un bel gruppo unito.

Parlando ancora di calcio mi dici qual è l’allenatore più importante per la tua carriera.

Non ho dubbi: Giovanni Trapattoni. Ho fatto tre anni con lui all’Inter, appena arrivato abbiamo vinto il campionato e il terzo anno la Coppa Uefa. È sempre stato un allenatore che nei momenti di difficoltà mi è stato vicino e mi ha aiutato molto nella crescita sia come calciatore sia come uomo.

Gli italiani e la solidarietà: un binomio che, secondo la tua esperienza, funziona?

Siamo un popolo generoso e lo dimostriamo in ogni occasione. Quando c’è bisogno non ci tiriamo mai indietro. Anche la mia esperienza di calciatore mi ha insegnato che si migliora quando le cose non vanno tanto bene. Lo abbiamo visto anche in questa emergenza del coronavirus: tante donazioni a tutti i livelli per dare una mano a chi è in difficoltà e a chi era impegnato. Speriamo che finita questa emergenza l’atteggiamento non cambi.

Tu sei di Cervia, uno dei posti in cui il turismo è un punto di forza. Come state vivendo questo momento particolare?

C’è tanta voglia di ripartire, un atteggiamento positivo e ottimista per il futuro. Ci sono dei punti interrogativi, ma le spiagge le stanno già preparando, adeguandosi alle indicazioni sanitarie. Ce la faremo.

bianchi reno

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